La banda larga mobile a rischio collasso

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E’ il grido d’allarme lanciato dal Presidente dell’Agcom Corrado Calabrò durante la sua relazione annuale in Parlamento. La preoccupazione del Garante nasce dalla constatazione della crescente diffusione degli smartphone il cui largo utilizzo comporterebbe una saturazione della rete mobile.

Nonostante l’Italia sia il secondo Paese Europeo per la diffusione della Banda larga mobile, tanto che alcuni definiscono l’Italia “Telefolandia”, la rete è rimasta lenta, inaffidabile e inadatta per le nuove tecnologie.

Le nuove frequenze secondo Calabrò non saranno pronte prima del 2015 poiché dovranno essere espletate le procedure per la messa in gara.

Il rischio a cui andiamo incontro è quello di non poter utilizzare nelle loro piena funzionalità i nuovi modelli tecnologici come iphone, blackberry ecc..

Si ripropone così il tema degli scarsi investimenti fatti nella banda larga e nel digital divide, aspetto quest’ultimo non approfondito nella relazione del Garante.

Proprio per questo ci sorgono alcune domande: come mai non è stato sollecitato prima l’intervento del Parlamento al fine di adottare gli opportuni provvedimenti e perchè nel passaggio dall’analogico al digitale non è stato preso in considerazione l’assegnazione delle frequenze alla Banda larga?

Dalla poca propensione ad affrontare gli argomenti sopra citati ci viene il sospetto che si voglia mantenere e conservare lo “status quo”.

Il giro d’affari che ruota intorno alle tv generaliste e ai canali a pagamento, basato sull’entrate pubblicitarie e sugli introiti derivanti dagli incassi delle pay tv e pay per view che sono cresciuti in maniera esponenziale con il passaggio dello switch off, è tale da indurre chi ha interesse in questo settore a preservarlo da potenziali minaccie provenienti dai nuovi servizi interattivi.

Come dimostra il vistoso calo nelle vendite dei quotidiani a causa della diffusione delle notizie sul web, i servizi su internet togliereberro visibilità e audience ai media tradizionali e conseguentemente si ridurrebbero i guadagni.

Riteniamo che a livello statale debbano essere date delle regole per superare i tornaconti personali e dare la possibilità di creare nuove sinergie tra i media tradizionali e i nuovi servizi sul web. Solo così si possono creare nuovi impulsi ad un mercato poco concorrenziale con la spinta a nuovi investimenti che innescherebbero un meccanismo virtuoso a tutti i livelli.


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